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Notizie politiche   11.01.2026 13:52:32

I requisiti patrimoniali più severi per UBS incontrano resistenze

BERNA (awp/ats) - L'inasprimento dei requisiti patrimoniali per UBS previsto dal Consiglio federale non fa l'unanimità. Diverse critiche sono infatti emerse durante la fase di consultazione, conclusasi venerdì.

Il governo - tramite alcune modifiche della legge sulle banche e dell'ordinanza sui fondi propri - vuole che le banche di rilevanza sistemica attive a livello internazionale coprano integralmente (e non più al 60% come ora) con capitale proprio le loro partecipazioni nelle filiali estere. La riforma, allo stato attuale, interessa in realtà unicamente UBS.

Quest'ultima si è opposta fermamente ai piani dell'esecutivo sin dall'annuncio, risalente allo scorso mese di settembre. Un'ulteriore presa di posizione ufficiale da parte del leader bancario elvetico è attesa per domani. Lo stesso vale per economiesuisse e per l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB).

Proposta di compromesso

A livello politico, le reazioni dimostrano come le nuove regole siano controverse. "La misura è sproporzionata e indebolisce la piazza finanziaria svizzera nella competizione globale", è ad esempio il parere dell'UDC.

Dal canto suo, il PLR sostiene, in linea di principio, la copertura integrale con fondi propri per le filiali estere. Suggerisce tuttavia di valutare la possibilità di integrarla con "strumenti adeguati", che potrebbero essere convertiti in capitale in caso di crisi.

Allo studio c'è una proposta di compromesso presentata da parlamentari dei partiti borghesi. UBS potrebbe utilizzare le cosiddette obbligazioni AT1 per coprire fino al 50% dei requisiti patrimoniali delle sue filiali estere. In questo modo l'onere per la banca verrebbe alleggerito.

Sostegno della sinistra

I Verdi liberali ritengono "problematico" che la copertura integrale con capitale proprio delle partecipazioni estere venga presentata isolatamente e prima del completamento degli altri pacchetti di regolamentazione bancaria. Sebbene un inasprimento dei requisiti patrimoniali possa sembrare plausibile dal punto di vista della vigilanza, potrebbe avere notevoli conseguenze negative per le aziende, le famiglie e l'economia reale, fa notare lo schieramento.

Il progetto governativo incassa invece il sostegno della sinistra. Il PS appoggia la riforma, ma insiste su un pacchetto normativo più completo per le banche di rilevanza sistemica globale. In un piano in cinque punti, chiede ad esempio strutture trasparenti e una vigilanza rafforzata.

Pieno appoggio giunge dai Verdi. Stando agli ecologisti, la riforma è un "elemento indispensabile per la protezione dell'economia e dei contribuenti svizzeri", poiché rafforzerebbe la stabilità in caso di crisi future. Lo schieramento domanda però di spingersi più in là, con l'introduzione di un regime di responsabilità per le banche e un ampliamento dei poteri dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) per infliggere sanzioni a chi viola le norme.

Timori dai cantoni

Per quanto riguarda i cantoni, le opinioni si possono riassumere in un "sì, ma". La Conferenza dei direttori cantonali delle finanze (CDF) e quella dell'economia pubblica (CDEP) si soffermano sull'importanza di mantenere una piazza finanziaria attrattiva e di adottare un approccio equilibrato. "A nostro avviso, la questione della proporzionalità dovrebbe essere fondamentale", scrivono.

Non si deve considerare solo il rischio di insolvenza, ma anche quello di un calo della competitività internazionale delle banche di rilevanza sistemica, ribadiscono le conferenze. I due organi non gradiscono poi che la regolamentazione del settore avvenga per gradi, dato che le molteplici procedure di consultazione consecutive rendono difficile una valutazione completa delle proposte.

Il canton Zurigo, in quanto piazza finanziaria a vocazione internazionale, si è schierato dalla parte di UBS, respingendo il giro di vite previsto. Il Consiglio di Stato, temendo una perdita di competitività per l'istituto guidato da Sergio Ermotti, chiede al Consiglio federale una "pausa di riflessione" e una "revisione approfondita" del pacchetto. Secondo il governo cantonale, andrebbero presi in considerazione "approcci normativi alternativi" e "interventi meno invasivi".


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